I principi del Judo

Tramite: O2O 01/09/2016
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Introduzione

Il Judo (Via della cedevolezza, della flessibilità) è un'arte marziale giapponese, e disciplina olimpica (dal 1964) la cui fondazione è datata 1882, quando il maestro Jigoro Kano, con i primi nove discepoli, diede vita al Kodokan a Tokio, in Giappone.
L'obiettivo dichiarato della disciplina, citando lo stesso fondatore, è quello di ottenere la perfetta conoscenza della spirito, attraverso un costante allenamento fisico e mentale, che permetta di raggiungere nella maniera più efficace possibile il miglioramento di sé stessi e della società, tramite l'addestramento all'utilizzo della forza fisica ed intellettuale.
La via viene percorsa attraverso la logica, la virtù, lo splendore. Praticare il Judo significa migliorare il proprio corpo e la propria anima tramite l'allenamento basato su uno studio scientifico e rigoroso dei principi che ne stanno alla base.

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Storia

Il Judo trae le proprie origini dall'antica disciplina del Ju Jitsu, codificato nel Giappone feudale del XVI secolo. Secondo la leggenda, tale arte marziale fu ispirata da un evento particolare: il medico Shirobei Akiyama, dopo un'abbondante nevicata, si rese conto che i rami degli alberi più robusti e rigidi come querce ed abeti erano stati tutti spezzati, cedendo sotto il peso della neve, mentre il salice, flettendosi, aveva conservato intatta la propria integrità.
Egli, quindi, perfezionando le antiche tecniche da combattimento cinesi, le adattò all' evidenza empirica, frutto dell'efficacia della cedevolezza, dell' elasticità, secondo il principio della "non resistenza" attraverso il quale "il morbido vince il duro".
Tale disciplina venne in seguito studiata e perfezionata, per venire applicata in maniera efficientissima e sistematica dai vari clan di samurai sparsi per il paese.
Dopo la cosiddetta "Restaurazione Meiji" del 1876, che sconvolse il sistema politico e militare giapponese, tale arte marziale cadde rapidamente nell'oblio, a causa della rapida diffusione della nuova generazione di armi da fuoco, la quale rendeva di fatto obsolete le tradizionali tecniche di combattimento corpo a corpo in campo militare.
L'arte rimaneva pertanto dimenticata, applicata solamente in maniera distorta da bande di criminali che la utilizzavano per scopi ben poco nobili ed ammirevoli, infangandone il nome e la reputazione.
In tale contesto, il professor Kano, fondò il proprio dojo, rielaborando il Ju jitsu tradizionale attraverso una propria visione: non più un metodo di combattimento di natura militare, ma una via per il perfezionamento del corpo e dello spirito, attraverso l'utilizzo delle sole tecniche adatte allo scopo.
In brevissimo tempo la nuova disciplina si diffuse, inizialmente nel solo Giappone, con un aumento esponenziale degli studenti, ed in seguito nel mondo intero.
Moltissimi commercianti e militari stranieri residenti nel paese del sol levante appresero le tecniche, per poi diffonderle nei paesi d'origine. L'efficacia del metodo Kano era evidente, ed in maniera rapidissima raggiunse livelli di fama straordinari ed impensabili.

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Tecniche

Le tecniche insegnate prevedono inizialmente l'insegnamento delle cadute (ukemi) che servono all'allievo ad imparare a controllare in maniera non dolorosa il contatto con il suolo.
Le proiezioni (Nage-Waza) sono la parte predominante della disciplina: attraverso l'utilizzo di mani, braccia, gambe e anche, il praticante neutralizza gli attacchi di un avversario, utilizzando la forza proveniente da quest'ultimo per sbilanciarlo, facendolo cadere al suolo e bloccandone gli intenti.
In alcune circostanze il praticante mantiene il proprio equilibrio stabile, in piedi. In altre si sacrifica, perdendo il proprio equilibrio per rimanere comunque in vantaggio tattico-strategico, al fine di neutralizzare l'avversario.
Le tecniche di controllo (Katame-Waza) vengono eseguite generalmente al suolo, con lo scopo di bloccare completamente l'avversario, impedendogli il movimento. Possono essere propedeutiche alla proiezione o meno, e prevedere strangolamenti, leve articolari e sottomissioni.
Le tecniche di colpo (Atemi-Waza) vengono utilizzate soltanto nello studio di forme prestabilite (Kata) e mai negli incontri agonistici, data la potenziale pericolosità delle stesse, le quali potrebbero causare danni gravissimi al corpo di un avversario.

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Oggi

Attualmente il Judo è una tra le discipline di combattimento più praticate a livello mondiale.
Da essa sono derivate discipline differenti (come ad esempio il Jiu Jitsu brasiliano) mentre altre hanno preso molte delle tecniche originali, in alcuni casi rielaborandole (come nel Sambo russo).
Dopo il riconoscimento come sport olimpico, il Judo si è sempre più distaccato dalla tradizione, fino ad affiancarsi alle discipline di combattimento occidentali, delle quali rappresenta una validissima ed altrettanto efficace alternativa.

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Gradi

Il sistema di studio prevede l'assegnazione di una particolare cintura colorata (da portare stretta in vita al di sopra del Judogi), che viene conferita dopo il superamento di un esame pratico. I colori sono, in ordine, bianca, gialla, arancio, verde, blu, marrone per gli studenti, poi, dopo il conseguimento del grado di Shodan (esperto), la nera, la bianco-rossa (al raggiungimento del 6° dan), la rossa (al 9° dan) e la bianca doppia (la quale è stata riconosciuta solo al fondatore della disciplina).

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Il fondatore

Jigoro Kano, (Mikage, 28 ottobre 1860 ? Mar del Giappone, 4 maggio 1938) Fondò la disciplina nel 1882. Data la naturale costituzione fisica minuta e gracile, fin da giovane si dedicò all'attivita sportiva (baseball).
In seguito si interessò alla disciplina del Ju Jitsu, ormai quasi dimenticata, reperendo alcuni libri molto rari, ed in seguito iscrivendosi ad una delle ultime scuole esistenti, il Tenshin shin'yo del maestro Fukuda. Dopo aver codificato il proprio metodo, basato sul principio del massimo risultato ottenuto a partire dal minimo sforzo possibile, fondò il Kodokan, e ragginta rapidamente la fama ed il riconoscimento pubblico, ricoprì vari incarichi per il governo.
L'opera di diffusione del proprio metodo, iniziata nel paese natale (dove riuscì ad ottenere l'insegnamento del Judo nelle scuole ed università pubbliche) continuò in maniera incessante attraverso numerosi viaggi in giro per il mondo, che lo porteranno anche in Italia, nel 1934. Si sposò con Sumako Takezoe ed ebbe tre figli, di cui uno (Risei), in seguito fu direttore del Kodokan e della Federazione Internazionale di Judo.
Si spense nel 1938, all'età di settantasette anni per una polmonite, dopo una vita costellata da innumerevoli successi e riconoscimenti.

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