Arti marziali: le cinture nel Jiu Jitsu

Tramite: O2O 02/09/2015
Difficoltà: media
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Introduzione

Nel codice di molte arti marziali, come il judo o il karate, rientra l'usanza di assegnare ad ogni grado, ossia ad ogni livello raggiunto, una cintura. L'introduzione di una tale tradizione, contrariamente a quanto si possa pensare, è di origine piuttosto recente.
Se siete curiosi, continuate a leggere, nello specifico, le caratteristiche e lo scopo delle cinture nel Jiu Jitsu.

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I gradi sono suddivisi in due diversi gruppi: i Kyu e i dan. I primi corrispondono a diversi livelli assegnati alla categoria dei principianti, mentre i dan sono riconosciuti agli atleti esperti.
Prima di cominciare gli esami, l'allievo indossa una cintura di colore rosso, identificativa del 10° kyu.
Procedendo verso il pieno possesso delle tecniche, mediamente dopo ogni esame, i principianti si guadagnano una nuova cintura.
Quella bianca indica il raggiungimento del 9° kyu, la gialla del 8°. Man mano, si arriva a conquistare la cinta arancione (7° kyu), verde, corrispondente al livello superiore del 6° kyu.
Sono previste anche colorazioni combinate, come nei dan o in quella bianca e blu una volta raggiunto il 5° kyu.
Prima di arrivare ad essere classificato "esperto" e quindi poter cominciare a indossare i dan di colore nero (con tante tacche quanti sono i livelli, fino a un massimo di dieci), è necessario passare per il blu del 4° grado, il viola del 3°, il bianco/marrone del 2° kyu e infine il marrone del 1°.

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Come vengono "misurate" e riconosciute le capacità dei praticanti? Attraverso una classificazione piuttosto complessa in "gradi", distinti ciascuno dalla presenza di una cintura colorata.
Intorno al mito della "cintura nera" sono state narrate una moltitudine di leggende, ma la sua introduzione come riconoscimento delle abilità nel "Kodokan Judo" risale a poco più di un secolo fa.
Grazie a Jigoro Kano, padre del Judo e primo a pensare di distinguere i propri allievi grazie ad una cintura di colore nero, anche nel Jiu Jitsu le cinture sostituirono il complesso sistema Menkyo.

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L'etimologia di "Jiu Jitsu" porta a definirla "Arte dell'adattabilità" ed è un'antica arte marziale di origine giapponese. Una tale flessibilità, appunto, era necessaria ai praticanti per controllare e governare il proprio spirito, indispensabile ad affrontare gli attacchi degli avversari riuscendo a sfruttarne la potenza per attaccare a propria volta.
I guerrieri, i bushi, ne utilizzavano le tecniche per annientare fisicamente i propri nemici, con l'ausilio di armi o a mani nude.
Ancora oggi, seppur con delle differenze, il Jiu Jitsu viene considerato un'efficace tecnica di difesa personale. Chi conosce il mondo delle arti marziali e la ferrea disciplina che le regola, saprà che questa, come le altre, richiede una preparazione atletica completata e arricchita con lo sviluppo di un'ottima sfera psicologica e mentale.

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